Ravenna
“Dalla Regressione della Specie all’Umanoide” è la tappa conclusiva del progetto dedicato a Mattia Moreni, ospitata al MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna e curata da Serena Simoni.
La mostra raccoglie una trentina di grandi opere degli ultimi vent’anni di attività dell’artista, dal 1983 al 1999: un periodo in cui Moreni abbandona ogni residuo di armonia per interrogare il declino parallelo dell’uomo e dell’arte. Prima arriva la Regressione della Specie, in cui geometrie indisciplinate e oggetti manierati raccontano un’arte che ha smarrito la propria forza generativa.
Poi gli Umanoidi: figure ibride, robot in attesa dell’intelligenza artificiale, volti attraversati da elettrodi e dispositivi, la mutazione antropologica dipinta con vent’anni di anticipo. Un finale di ciclo che trasforma il pittore romagnolo in qualcosa di più: un visionario che aveva già capito dove stavamo andando.

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Parola al critico
– Serena Simoni
Affrontare Moreni è una lotta. Lo sapeva bene Serena Simoni quando ha scritto questo saggio, consapevole del giudizio impietoso che l’artista riservava alla critica — “un arbitrario sensibilizzato”, pieno di incertezze “stilizzate”. Eppure proprio da quella difficoltà nasce il tentativo di sistematizzare un’opera-pensiero che non separa mai il dipinto dallo scritto, il gesto dalla teoria. I lunghi titoli regressivi sulle tele non sono didascalie: sono messaggi, prosa pittorica, parte integrante del lavoro. Moreni leggeva il mondo con la pittura e con le parole insieme — e quello che aveva letto, oggi, fa ancora paura.
La Mostra
Sono esposte circa trenta grandi opere realizzate negli ultimi vent’anni di vita di Moreni, articolate nei due cicli della Regressione della Specie e degli Umanoidi.
Nel primo, l’artista mette in scena l’involuzione parallela dell’uomo e delle Belle Arti, ridotte — a suo dire — a formalismi sterili e primitivismi manierati.
Nel secondo, compaiono figure ibride, robot in attesa dell’intelligenza artificiale, volti attraversati da dispositivi elettronici: la mutazione antropologica dipinta con vent’anni di anticipo. Completa il percorso una sezione documentaria con fotografie e materiali d’archivio che testimoniano il dialogo di Moreni con la critica italiana e internazionale.





























